Sono solo alcuni giorni di pausa, questi festivi, di cui sto approfittando per stare con la mia famiglia e Dio solo sa il bisogno che ne avevo. Ma le pause hanno una fine e servono, esattamente come nella musica. Silenzio calcolato, assenza di suoni, quasi come una meditazione da considerazione delle cose fatte e pianificazione di quelle da farsi. Non sempre i conti tornano. Ma noi cerchiamo comunque con l’esperienza ed il possibile buon senso di far tornare i conti della vita. Quanti volti diversi, persone dai caratteri più disparati,dalle reazioni non sempre accettabili ed allora salta fuori il tuo di carattere. Modi di fare sempre nuovi in ambienti nuovi in una continua escalation di conoscenze nuove e non sempre desiderabili, ma questa è la vita. Come la pesca a strascico: prende tutto ciò che trova, anche ciò che poi viene rigettato in mare perché non serve a nulla. Brutto parlare in questo modo di persone se comunque si fà riferimento al valore intrinseco di una persona in quanto tale, ma nei rapporti esistono persone nelle quali è onestamente difficile trovare il motivo per dover trattare con loro. Ma è il termine ‘rigetto’ che mi fa pensare a quando hai mangiato qualcosa che ti ha fatto male ed il tuo organismo, che legge meglio di noi, lo rifiuta e ti fa star male perché prima lo espelli in qualche modo e meglio stai si ma è comunque doloroso. Strano no?! Per rigettare qualcosa che non può più stare nel tuo stomaco devi comunque soffrire. In senso metaforico, al quale evidentemente mi sto rifacendo, fà male infatti lasciare abitudini legate al nostro modo di essere che si trasforma nell’appagato scorrere del vivere la propria esistenza.